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Cataratta e segmento anteriore

Metodo stop and chop

Il metodo stop-and-chop è una delle tecniche di gestione del nucleo del cristallino nella facoemulsificazione (PEA). È stato descritto da Koch PS e Katzen LE nel 1994.

Nella storia della tecnica di emulsione del nucleo nella facoemulsificazione, fino agli anni ‘80 si utilizzava un metodo che asportava gradualmente il nucleo dalla superficie con una sola mano. Negli anni ‘90 sono state sviluppate tecniche di divisione a due mani sicure ed efficienti, e la moderna facoemulsificazione si è evoluta con due scuole principali: D&C e phaco chop. Lo stop-and-chop è emerso nel 1994 come ponte tra queste due, diventando una delle procedure più popolari nella facoemulsificazione insieme a D&C e phaco chop.

Di seguito è mostrata la genealogia delle tecniche di facoemulsificazione.

TecnicaSviluppatoreAnno di sviluppo
D&CGimbel1991
Faco-chopNagahara1993
Stop & ChopKoch1994
Semicratere & SplitSoda/Yaguchi2015

Attualmente, dopo aver appreso le tecniche di base con la D&C, molti chirurghi passano al metodo stop-and-chop o al phaco-chop.

Q Per quale tipo di chirurgo è indicato il metodo stop-and-chop?
A

Questo metodo è raccomandato come passo per i principianti che, dopo aver appreso le operazioni di base di scavo, divisione, rotazione del nucleo e rimozione dei frammenti con la D&C, vogliono imparare la tecnica del chopping. È molto versatile e funge da gradino progressivo nell’apprendimento.

Questa sezione è un articolo descrittivo della tecnica chirurgica; i sintomi del paziente sono simili a quelli generali della cataratta.

  • Diminuzione della vista: principalmente offuscamento e visione annebbiata. Con il progredire, interferisce con le attività quotidiane.
  • Abbagliamento e alone: percepiti come aloni o raggi di luce attorno alle sorgenti luminose.
  • Riduzione della sensibilità al contrasto: diventa difficile distinguere tra luce e buio.

Di seguito sono riportate le condizioni del nucleo del cristallino che il chirurgo deve valutare prima dell’intervento. La durezza del nucleo è direttamente correlata alla scelta della tecnica chirurgica.

Indicazione per stop & chop

Nucleo molle (grado 1-2): La manipolazione è facile. Il phaco-chop è sufficiente.

Nucleo moderato (grado 3): È l’indicazione più tipica di questa tecnica. Alta versatilità.

Nucleo duro (grado 4): Questa tecnica è ancora possibile, ma il phaco-chop è più efficiente.

Nucleo inadatto o difficile

Nucleo estremamente molle: difficile da scavare, non adatto.

Nucleo molto duro di colore nero-marrone: considerare la tecnica crater&chop o l’estrazione extracapsulare della cataratta.

Caso di fragilità della zonula di Zinn: prestare attenzione durante la rotazione del nucleo.

Il metodo stop-and-chop presenta i seguenti fattori di rischio correlati alla difficoltà tecnica.

  • Durezza nucleare: maggiore è la durezza, maggiore è la resistenza sia nello scavo del solco che nel chop, aumentando la difficoltà tecnica.
  • Scarsa dilatazione pupillare: la manipolazione sotto una pupilla piccola limita il campo visivo, rendendo difficile lo scavo del solco e la frammentazione del nucleo.
  • Fragilità della zonula di Zinn: nella sindrome da esfoliazione (XFS) e simili, la rotazione del nucleo può stressare facilmente la zonula di Zinn.
  • Visibilità del sacco capsulare anteriore: in casi come la cataratta bianca, dove è difficile ottenere un riflesso rosso, la sicurezza della procedura diminuisce.
  • Esperienza del chirurgo: una padronanza sufficiente della tecnica D&C è un prerequisito per passare alla tecnica stop-and-chop.

Di seguito è riportata la valutazione preoperatoria per selezionare appropriatamente la tecnica stop-and-chop.

Con il microscopio a lampada a fessura si osserva il colore del nucleo e il grado di opacità. La valutazione viene effettuata secondo la classificazione di Emery-Little (grado 1-5) o la classificazione di Buratto, e si decide la tecnica chirurgica. Di seguito sono riportati i riferimenti del colore del nucleo e della durezza.

Colore del nucleoGamma di durezzaEsempio di tecnica raccomandata
Marrone chiaroSolo centraleD&C, facochop
Marrone chiaroCentro e periferiaStop & chop
Marrone scuroCentro e periferiaCrater & chop
NeroTotaleConsiderazione per l’estrazione extracapsulare della cataratta
  • Verifica dello stato di midriasi: registrare il diametro pupillare preoperatorio in midriasi per prevedere la manovrabilità intraoperatoria.
  • Misurazione della lunghezza assiale e dello spessore del cristallino: una camera anteriore profonda o un cristallino spesso influenzano la capsulotomia anteriore e la manipolazione del nucleo.
  • Conteggio delle cellule endoteliali corneali: se il valore preoperatorio è basso, considerare la minimizzazione dell’energia ultrasonica.
  • Valutazione della zonula di Zinn: verificare la presenza di sindrome da esfoliazione e l’instabilità del cristallino.

La procedura chirurgica del metodo stop-and-chop viene illustrata passo dopo passo.

  1. Idrodisezione: iniezione di soluzione fisiologica tra nucleo e corteccia per liberare il nucleo dal sacco.
  2. Scavo di un solco: utilizzando una punta a ultrasuoni (punta US), si scava un solco (trough/groove) al centro del nucleo, seguendo la tecnica D&C.
  3. Divisione del nucleo in due: applicando la punta e un gancio sul fondo del solco, si divide il nucleo in due metà.
  4. Rotazione del nucleo di 90 gradi: si ruota una metà del nucleo diviso in una posizione più facile da manipolare.
  1. Fermare la D&C qui: non scavare ulteriormente, passare alla manovra di phaco-chop.
  2. Impaling: inserire la punta US nella superficie di divisione del nucleo con il pedale in posizione 3 (emissione ultrasonica).
  3. Phaco-chop: applicare il chopper all’equatore del cristallino e dividere il nucleo tirandolo verso la punta.
  4. Rimozione dei frammenti nucleari: i frammenti nucleari divisi vengono portati al centro del piano dell’iride e aspirati dopo emulsificazione.
  5. Ripetizione: l’altra metà viene trattata allo stesso modo.

In uno studio che confronta le tre tecniche D&C, stop&chop e phaco-chop, per le cataratte di grado 4 (nucleo duro) secondo la classificazione Emery-Little, la phaco-chop ha mostrato tempi di ultrasuoni, energia cumulativa e utilizzo di BSS (soluzione salina bilanciata) significativamente inferiori, e anche una riduzione percentuale delle cellule endoteliali corneali significativamente minore 2). D’altra parte, per le cataratte lievi e moderate, tutte e tre le tecniche sono risultate efficaci 2)3). La phaco-chop, utilizzando meno potenza US ed emulsionando il nucleo in modo più efficiente, è la più popolare insieme alla stop&chop 3).

Q Qual è il vantaggio del metodo stop-and-chop rispetto al metodo phaco-chop?
A

Per garantire la prima divisione in due con la D&C, la successiva frammentazione permette di visualizzare la sezione del nucleo e facilita la manovra. Nella facochop è necessaria la tecnica di dividere il nucleo in due con il primo colpo, ma questo metodo evita tale difficoltà. È utile anche come passo per i principianti per apprendere la tecnica di frammentazione.

6. Fisiopatologia e meccanismo dettagliato di insorgenza

Sezione intitolata “6. Fisiopatologia e meccanismo dettagliato di insorgenza”

Nel trattamento del nucleo nella chirurgia della cataratta, il danno termico da energia ultrasonica e l’effetto meccanico sulle cellule endoteliali corneali sono problematici. Maggiore è l’efficienza della frammentazione del nucleo, minore è l’uso di energia ultrasonica, riducendo al minimo l’impatto sull’endotelio corneale e sui tessuti intraoculari.

Nel metodo stop&chop:

  • Prima fase D&C: poiché si utilizza energia ultrasonica per scavare il solco, la quantità di energia è maggiore rispetto al puro phaco-chop.
  • Seconda fase chop: poiché si divide meccanicamente lungo le fibre del cristallino, è possibile frammentare il nucleo in modo efficiente senza energia ultrasonica.

Combinando D&C e phaco-chop si ottiene una tecnica che sfrutta i vantaggi di entrambi: una divisione sicura tramite scavo del solco, seguita da un’efficiente frammentazione del nucleo tramite chopping.

Durezza del nucleo e scelta della tecnica chirurgica

Sezione intitolata “Durezza del nucleo e scelta della tecnica chirurgica”

La durezza del nucleo può variare tra la parte centrale e quella periferica. Nei nuclei con una forte colorazione bruna, spesso anche la parte periferica è indurita, e con la sola facochop può essere difficile dividere completamente il nucleo con un unico chop. Nella tecnica stop-and-chop, il solco espone la sezione trasversale del nucleo, consentendo una divisione sicura applicando il chopper su tale sezione.


7. Ricerche recenti e prospettive future (studi in fase di ricerca)

Sezione intitolata “7. Ricerche recenti e prospettive future (studi in fase di ricerca)”

Integrazione con la chirurgia della cataratta a microincisione (MICS)

Sezione intitolata “Integrazione con la chirurgia della cataratta a microincisione (MICS)”

Si sta valutando un approccio che combina la riduzione dell’incisione (≤2,2 mm) con la tecnica stop-and-chop. La piccola incisione migliora la stabilità della camera anteriore, ma la limitazione dello spazio operativo restringe i movimenti del chopper, rappresentando una sfida.

Nel metodo in cui si esegue la pre-incisione del nucleo o la creazione di solchi di divisione con il laser a femtosecondi prima della facoemulsificazione ad ultrasuoni, ci si aspetta una riduzione dell’energia ultrasonica. Sostituendo la prima parte del metodo stop-and-chop tradizionale (scavo del solco) con il laser, è stato dimostrato che è possibile ridurre ulteriormente l’impatto sull’endotelio corneale.


  1. Koch PS, Katzen LE. Stop and chop phacoemulsification. J Cataract Refract Surg. 1994;20(5):566-570.
  2. Park J, Yum HR, Kim MS, et al. Comparison of phaco-chop, divide-and-conquer, and stop-and-chop phaco techniques in microincision coaxial cataract surgery. J Cataract Refract Surg. 2013;39(10):1463-1469. doi:10.1016/j.jcrs.2013.04.033. PMID:24136777.
  3. Can I, Takmaz T, Cakici F, et al. Comparison of Nagahara phaco-chop and stop-and-chop phacoemulsification nucleotomy techniques. J Cataract Refract Surg. 2004;30(3):663-668.

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